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CURIOSITA' SUL COGNOME GALLOZZOLI
Il significato del curioso nome delle Gallozzole potrebbe, ma è un azzardo e uso il
condizionale, derivare la latino galla, gallozza, che stava ad indicare un vinello aspro. Di
conseguenza, per estensione, potrebbe essere stato attribuito alla terra che lo produceva. E’
ricordato inoltre nel 1319 e già vi compaiono due proprietari o affittuari: Blasio e Binduccio.
Quindi ritroviamo nelle Gallozzole un podere antichissimo che ha dato il nome anche ad
alcune famiglie che vi hanno abitato come i Gallozzi e i Gallozzoli ricordati fin dal
Cinquecento.


Il nucleo abitativo, al tempo ultimo della mezzadria, si componeva di tre
strutture inclusa la villa, e la fattoria comprendeva tre poderi. Nel 1825 si rileva dal Catasto
Leopoldino la presenza della villa denominata "Casa colonica" di 1680 bq, (570 mq.), di una
casa di 420 bq. (142 mq.) e di una capanna. Sarà appunto quest’ultima ad essere trasformata
in abitazione nel Novecento inoltrato. Per alcuni secoli, infatti, ha ospitato un contadino
mezzadro e un pigionale e soltanto dal Novecento risultano presenti due contadini e uno o più
pigionali.

Le Gallozzole, una volta appartenenti alla parrocchia di
Lornano ed annesse alla parrocchia di Quercegrossa nel 1711, sono poste in territorio di
Monteriggioni e in antico facevano parte del comunello di Quercegrossa. La via diretta per
raggiungerle passa da Quercegrossa e continua giù fino al Mulino. Di fronte a questo si
imbocca il bivio a sinistra, che percorreremo per sei/settecento metri nel tratto detto dei
Selvolini, fino a quando sulla destra spuntano le Gallozzole in cima ad una collinetta che si
erge più ripida dalla nostra parte mentre negli altri punti degrada dolcemente nei campi
lavorati. La diritta salita ci immette nell’abitato con la villa a sinistra e le altre costruzioni.
Circondate da campi fertilissimi nella parte piana a Sud, bagnati da un borriciattolo, generosi
nella produzione di colture cerealicole e ortufruttifere, mentre vigne e gli olivi crescono nel
più adatto terreno a Nord, più esposto a solatio e meno umido. Tante le proprietà che si sono
succedute dal Cinquecento. Persistendo la divisione in due parti vediamo che dal 1592
abbiamo la proprietà di Alessandro, erede di Lorenzo Gallozzoli, e quella di Menichino
dell’Abbadia, ben presto sostituito da Girolamo e poi Benedetto Granai, e nel 1617 sono
proprietari Gallozzoli e Granai. In data imprecisata diventano unici proprietari i Pasquini e
questa famiglia è ricordata fino al 1810/20, poi gli subentra Pompilio Faleri proprietario nel
1825. Dopo 15 anni i Faleri sono sostituiti nella proprietà delle Gallozzole dagli Andreucci il
14 giugno 1841. Per sessanta anni rimangono in mano a questa famiglia con gli stessi passaggi
di proprietà al suo interno come la villa di Quercegrossa, poi Ferdinando Andreta e compra
Rocchigiani Alfredo fu Roberto di Siena. Nel 1941 passa poi a due proprietari, Lido Vannucci
e Isabella Bertoldi. A memoria si ricordano le successive proprietà del dr. Soldatini, del
Ruffoli e, l’ultima, del Pelacani. Quando Giulio Carli lascia il Paradiso di Petroio e torna alle
Gallozzole, trova una fattoria di proprietà del Pelacani, arrivato da poco, e tre poderi: il suo,
quello del Fantozzi e quello dei Bardelli, per una estensione totale di oltre cinquanta ettari.
Nella stalla tiene dieci/dodici bestie e produce molto fieno, lupinello ed erba medica. I
Bardelli hanno: "Una stalla con venti bestie e sette/otto scrofe con venticinque lattoni. La
stalla sotto la casa con magazzini e segatoio; producevano di tutto". Notizie degli antichi
coloni si hanno già dal 1572 con Giona Galazi, un Piero, Cambio Carli nel 1611 e Matteo
Vanni. Poi Romolo Brogi nel 1619 e nel 1672 vi abitano il mezzadro Niccolò Maestri e la
pigionale vedova Margherita Ciofi. Nel Settecento, tanto per citarne alcune, Bianciardi, Bruni,
Rocchigiani, Carli, Caini, Cianti, Cellesi e Bruni. L’Ottocento vede la prolungata presenza dei
Sancasciani nel podere e poi dei Carli, e Sabatino Tracchini nella pigione.

Testo tratto da: "Quercegrossa" di Lorenzo Mori, anno 2007

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