- LA STORIA DELL'ESTRAZIONE DELLE CONTRADE-
di Sergio Profeti
Prima del Bando del 1721
L’organizzazione del Palio, dalla sua preistoria, non risultava particolarmente
complessa. Bastava che la Biccherna aspettasse, non tanto la richiesta ufficiale
di tre Nobili della città, quanto il deposito di 20 talleri ciascuno, per far pubblicare
una notificazione, nella quale si stabiliva il termine ultimo per aderire alla corsa
ed attendere così che le Contrade si presentassero con il deposito della “vettura”,
il noleggio, che sarebbe poi stato “girato” ai vari proprietari.
Amministrativamente parlando, la prima fase organizzativa era tutta qui,
contenuta in piccoli e brevi appuntamenti, prima di passare alla “tratta dei cavalli”.
Con il riconoscimento dell’Aquila, avvenuto nel 1718, le Contrade passano
da 16 a 17 e correranno tutte insieme il 2 luglio 1720, compresa la Civetta che
riuscì ad ottenere la partecipazione, pur essendosi iscritta in ritardo (1). Fu questo il
“Palio storico”, che rese necessaria una “rivisitazione” delle “regole del gioco” e che
produsse il primo Regolamento a stampa della storia paliesca.
Il Bando del 1721
Pur non esistendo una ricca documentazione coeva né nell’Archivio Storico
del Comune di Siena, né in quello di Stato, nella premessa al Bando del 7 maggio
1721 viene specificatamente fatto riferimento «à gravi sconcerti, che sono succeduti
per lo passato nelle corse del Palio» (2). E, per rimediare ai«gravi sconcerti», si stabilisce
una precisa limitazione alla partecipazione delle Contrade: non più tutte
quelle che vogliono correre ma solo 10 tra quelle che hanno dato la loro adesione.
L’organizzazione stessa del Palio si arricchisce di un altro appuntamento,
quello della “tratta delle Contrade”, che avveniva il giorno successivo alla data di
scadenza per l’iscrizione.
Nell’art. 13 del Bando del 1721 (3) si prevedeva il meccanismo dell’estrazione,
con una semplicità assoluta da cui emergono due principi fondamentali per la
storia organizzativa del Palio: la volontà delle Contrade di correre il Palio, lasciata
al giudizio del voto del proprio popolo, e il diritto di correre nelle corse future per
chi è rimasto nel bossolo. Il primo principio è ancora oggi presente nella sua filosofia
interpretativa nel Regolamento attuale (4), il secondo apre un vero e proprio
capitolo a sé di questa trattazione.
Perché in dieci?
Prima di analizzare l’interpretazione dell’art. 13 del 1721, occorre però soffermarci
sulla bizzarra, o diabolica, “invenzione” nel limitare a dieci il numero delle
Contrade partecipanti alla corsa.
I Quattro Provveditori della Biccherna, oppure qualche matematico
dell’epoca, devono pur essersi posti la domanda: “se 17 Contrade sono troppe
quante ne dobbiamo far correre?”. La risposta, a qualche secolo di distanza, è
semplice: “dieci”. Già, ma perché dieci e non, magari, nove oppure undici?
L’ipotesi dell’intervento di qualche matematico locale non può essere scartata
senza qualche riflessione. Dieci era il numero per eccellenza, più facile da ricordare
nell’impatto con il popolo che si trovava, nella maggioranza dei casi, senza
una “particolare” istruzione. Non è un caso che i Comandamenti a Mosé fossero
(e sono) 10, tanti quante le dita delle due mani, dita che permettono un impatto
visivo di un conteggio matematico molto semplice.
Al di là di queste banali considerazioni, c’è da sottolineare la sottile intelligenza
nell’aver scorporato il numero 17 in due numeri importanti e famosi: 10 e 3.
Dieci le Contrade che dovranno correre sul tufo e tre quelle fortunate che usciranno
dalla borsa per affiancarsi alle altre.
La vera interpretazione dell’articolo 13 del 1721
Come abbiamo visto (5), l’articolo 13 prescriveva che nelle “corse future” si dovessero
privilegiare quelle Contrade che erano rimaste nel “bossolo”. Illustrata così
la regola appare semplice, ma la realtà era diversa e, a distanza di secoli, molto
più complessa.
Prima di procedere occorre che il lettore focalizzi attentamente il fattore relativo
al premio in denaro che veniva dato alla Contrada vincitrice.
A luglio, in virtù del fatto che i tre Nobili si accollavano l’intero onere organizzativo,
chi vinceva
“guadagnava” 60 talleri. Negli eventuali Palii di agosto, o nelle ricorse che precedevano
il Palio di luglio, il premio in denaro era di 40 talleri. Ciò era dovuto al fatto
che l’organizzazione della seconda corsa dell’anno era a carico della Contrada
vincitrice il Palio di luglio, oppure erano gruppi di cittadini che, per accrescere il
numero dei forestieri in città dopo il vero Palio della città, quello del 15 agosto, si
prestavano a questue tra la cittadinanza per “racimolare” i talleri occorrenti per
l’organizzazione, 40 dei quali andavano a favore della Contrada vincitrice.
Focalizzato questo aspetto, che troverà nel 1747, come vedremo, motivo di
una nuova interpretazione dell’articolo 13, vediamo come si svolgeva nelle stanze
della Biccherna la struttura organizzativa rivolta a chi aveva diritto di correre il
Palio senza il ricorso al sorteggio.
Per meglio far comprendere al lettore la complessità del sistema partiamo
dal Palio straordinario di giovedì 1° maggio 1722, corso su richiesta della Governatrice
Violante di Baviera per la venuta a Siena dei propri fratelli (6), e vinto dalla
Tartuca.
Non è possibile, pur essendo il Bando entrato in vigore l’anno precedente,
una ricostruzione storico-statistica sull’estrazione del Palio del luglio 1721, vinto
dall’Istrice, perché il verbale del processo non esiste nell’Archivio Storico del Comune
di Siena. Non sappiamo quindi, non solo se in effetti il Palio si sia regolarmente
corso, oppure se ci sia stata una deroga al Bando, ma sta di fatto che non
conosciamo l’esito del primo sorteggio ufficiale della storia. E’ opportuno sottolineare,
comunque, che la configurazione del Palio del 1° maggio 1722 indicherebbe
qui la prima applicazione dell’articolo 13 del Bando, perché tutte le 10 Contrade,
tra le 14 aderenti, furono estratte. Lo dimostra la scaletta del successivo luglio
1722, allorché furono esentate dal sorteggio quelle che, pur aderendo, erano rimaste
nel “bossolo”.
A questo punto occorre procedere ad una illustrazione schematica del meccanismo,
confidando di essere molto chiari nei confronti del lettore.
Il Palio del 1° maggio 1722 si presenta con questa struttura di adesioni:
Aquila Aderisce – Estratta
Bruco Aderisce – Non estratta
Chiocciola Aderisce – Estratta
Civetta Non aderisce
Drago Aderisce – Non estratta
Giraffa Non aderisce
Istrice Aderisce – Estratta
Leocorno Non aderisce
Lupa Aderisce – Estratta
Nicchio Aderisce – Estratta
Oca Aderisce – Estratta
Onda Aderisce – Estratta
Pantera Aderisce – Non estratta
Selva Aderisce – Estratta
Tartuca Aderisce – Estratta
Torre Aderisce – Non estratta
Valdimontone Aderisce – Estratta
Nel bossolo restano, quindi, in quattro: Bruco, Drago, Pantera e Torre.
E vediamo cosa accade per il 2 luglio 1722, corsa futura come è definita dal
Bando. Sono 12 le Contrade che aderiscono: Aquila, Bruco, Chiocciola, Giraffa,
Istrice, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Tartuca e Torre.
Di queste non vengono inserite nel bossolo tre Contrade: Bruco, Pantera e
Torre perché soddisfano alle due esigenze imposte dall’art. 13: hanno aderito e
sono rimaste nel bossolo nel Palio precedente, come abbiamo visto. Il Drago,
infatti, che avrebbe potuto aggiungersi alle tre, non aderisce a correre il Palio di luglio
e perde il suo diritto. Si effettua, quindi, l’estrazione di sette Contrade su nove
e la sorte esclude Giraffa e Tartuca.
Nel successivo Palio del 2 luglio 1723 aderiscono 15 Contrade, perché rinunciano
Civetta e Leocorno. Nel luglio 1722 erano rimaste nel bossolo Giraffa e
Tartuca e le due Contrade acquistano il diritto di correre, mentre l’estrazione avviene
per otto sulle tredici Contrade rimaste. Dal sorteggio vengono escluse
Chiocciola, Nicchio, Onda, Torre e Valdimontone.
Il Palio è vinto dalla Lupa che ripropone la ricorsa nel successivo agosto e,
come Contrada organizzatrice, si autoesclude dalla partecipazione. Ed ecco che i
conti finora esposti tornano alla perfezione. Oltre alla Lupa non aderiscono Aquila,
Civetta e Drago, quindi le cinque Contrade rimaste nel bossolo nel precedente
Palio di luglio corrono d’obbligo senza attendere il sorteggio, partecipando così alla
ricorsa il cui valore del premio è di 40 talleri e perdendo automaticamente la
possibilità di correre di diritto nel successivo Palio del 2 luglio 1724, nel quale il
premio è rappresentato da 20 talleri in più.
Nell’analisi cronologica delle estrazioni ci fermiamo qui perché riteniamo di
aver fatto comprendere l’esatta filosofia per l’applicazione dell’art. 13.
Due devono essere, infatti, le esigenze perché una Contrada venga definita
“partecipante di diritto”: aver aderito al Palio ed essere rimasta nel bossolo
dell’estrazione di quello precedente. Chi non aderisce, e qui sta la grande interpretazione
dell’articolo, nei confronti di ciò che accade oggi (7), non viene giustamente
inserita nel bossolo, perdendo i diritti per poter correr d’obbligo nel Palio
successivo.
Questo meccanismo interpretativo dal 1722 si è interrotto, in maniera definitiva,
solo nel 1747, dopo due tentativi attraverso i quali si minava proprio quel
concetto di ricorsa, che era una delle basi della rivoluzione del Bando.
Nel periodo di tempo che va dal 1722 al 1747 le Contrade che si trovavano
nel bossolo per partecipare, senza l’espletamento del sorte ggio, alla ricorsa con il
premio di 40 talleri perdevano automaticamente il loro diritto a correre il Palio più
ricco di luglio di 60 talleri.
Le modifiche all’art. 13 fino al 1805
L’attenzione economica per la differenza di 20 talleri tra luglio e la ricorsa
non poteva certamente passare inosservata, anche perché, con il passare degli
anni, si tratta di un conguaglio sostanziale. La magistrale intuizione dell’art. 13
viene a vanificarsi per motivi economici.
La prima spallata all'interpretazione si ha nel 1739 allorché la Conservazione
del Casino degli Uniti, per festeggiare la venuta a Siena del Granduca Francesco
II, organizza un Palio (8). L'organizzazione, contrariamente ai tempi del periodo,
parte con larghissimo anticipo, probabilmente perché dominava l'incertezza sulla
data di arrivo del Granduca. Sta di fatto che il confronto, tra il termine di iscrizione
(fine febbraio) e la data del Palio (2 aprile), mette in risalto proprio l'indecisione
della presenza granducale. La Conservazione degli Uniti, contrariamente alle "regole
organizzative", contatta direttamente le Contrade, tant'è che negli inserti dei
verbali del Palio, esistenti nell'Archivio Storico del Comune, mancano le lettere
con le quali 12 Contrade aderiscono all'iniziativa. Proprio il numero ridotto di adesioni
spinge i due Deputati, nominati dalla Conservazione per l'intera organizzazione (9),
a rivolgere il 2 marzo 1739 una strana richiesta al rappresentante
Granducale a Siena. Nella lettera si fa esplicito riferimento ad una deroga dell'art.
13 (10) e, dopo il benestare dei Quattro della Biccherna (11), il potere governativo accoglie
la richiesta.
Per il successivo 2 luglio 1739 si ammettono, senza ricorrere al sorteggio,
«quelle Contrade che nel bossolo erano restate nell’anno scorso» (12).
La situazione per la ricorsa, organizzata dal Valdimontone, del 1741, unica
del periodo, non altera l’originario sistema interpretativo dell’art. 13, e probabilmente
lo stesso avviene per l’agosto del 1743, anche se in quest’occasione si può
parlare di un piccolo giallo storico-archivistico.
Il 2 luglio 1743 vince la Selva i cui «abitatori ... bramosi di dimostrare a tutta
la Città un pubblico gradimento per la vittoria riportata» ottengono la prescritta autorizzazione
per effettuare la ricorsa con un «premio di talleri 40» (13). All’appello rispondono
in 13 (14) e nei verbali del Palio, esistenti nell’Archivio storico del Comune,
l’estrazione avviene fra tutte le Contrade (15), come indica chiaramente il Cancelliere
di Biccherna. I dubbi, però, di questa estrazione “completa” emergono con
estrema chiarezza.
Prima di tutto non esiste alcuna autorizzazione, come invece era successo
nel 1739, per una deroga all’art. 13 del Bando 1721. Troviamo, poi, che sei Contrade
aderenti al palio di agosto e rimaste nel bossolo di luglio (16) sono “stranamente”
tutte presenti (17). Infine, negli stessi verbali compilati sono chiaramente indicate
le Contrade «che restano nel bossolo per la corsa futura cioè: Onda, Giraffa e
Oca», come l’interpretazione corretta del Bando pretende (18).
Infatti, il 2 luglio 1744 Onda, Giraffa e Oca, nell’estrazione del 1° giugno, furono
inserite automaticamente tra le dieci, a conferma del fatto che l’episodio
dell’agosto precedente seguiva alla lettera, come accennato in precedenza,
l’interpretazione del 1721.
La “nuova” interpretazione del 1745
Ciò che avvenne, invece, in occasione del Palio dell’ottobre 1745 segna il
“rivoluzionario” cambiamento per la partecipazione delle Contrade alle ricorse.
Questo Palio è organizzato direttamente dalla Balia, lunedì 4 ottobre per
l’assunzione del Granduca Francesco II al trono imperiale (19), con un premio di 60
talleri, oltre alla dispensa per le Contrade della spesa per il noleggio del cavallo.
Ed è opportuno notare che nel verbale del Palio è chiaramente specificato
che resta «fermo il privilegio alle Contrade restate nel bossolo nella corsa fatta il 2
luglio (20) a tenore del Bando ancorché fossero estratte per la presente corsa ».
Con il Palio dell’agosto 1747, fatto correre dalla Torre, abbiamo la svolta definitiva.
Nella richiesta avanzata alla rappresentanza granducale a Siena, la Biccherna,
per conto della Contrada, nell’avanzare la richiesta per l’autorizzazione a
correre, sottolinea che «riguardo al regolamento delle Contrade che devono correre
sarebbero del parere che devesi praticarsi il metodo che fu tenuto nella corsa straordinaria
dell’anno 1745 in cui furono imborsolate tutte le Contrade che si esibirono
a correre … senza pregiudizio dell’ordine introdotto per la corsa annuale del 2 luglio
» (21).
Il 18 luglio 1747 l’approvazione governativa (22) segna il nuovo, e definitivo,
modo di interpretare l’art. 13 del Bando 1721: per tutte le ricorse, sia per agosto o
in occasione di visite granducali, si effettuerà l’estrazione di tutte e dieci le Contrade
partecipanti.
Questo meccanismo, se non fossero subentrate le motivazioni del 1804,
come vedremo di seguito, sarebbe sicuramente giunto ai tempi attuali. Invece,
contrariamente alle differenze economiche tra i Palii che aiutarono la Biccherna
nella modifica dell'art. 13 nel 1747, nel 1804 subentrarono motivazioni più concrete,
legate alla semplice partecipazione alla corsa.
Una nuova rivoluzione nel 1805
L'altra, sostanziale e definitiva, rivoluzione per la tratta delle Contrade avviene
nel 1805, all'indomani del Palio-bis voluto dalla Regina d'Etruria Maria Luisa.
Come è ormai a conoscenza del lettore (23), la Regina volle rivedere Corteo e
corsa, dopo esserne rimasta particolarmente colpita il 16 agosto 1804. Presa in
contropiede, la Magistratura Civica stabilì per il successivo 20 un nuovo Palio al
quale avrebbero dovuto partecipare le stesse Contrade che avevano corso il 16.
Da questa decisione scaturì l'ovvia protesta delle 7 Contrade escluse sia il 16 che
il 20 agosto 1804; protesta che portò alla modifica del sistema dell'estrazione alternando,
come avviene oggi, luglio con luglio ed agosto con agosto e cancellando
così, in maniera definitiva, il sorteggio di 10 Contrade per il Palio di agosto (24).
E' questa l'ultima e definitiva modifica degli articoli che regolano il meccanismo dell'estrazione
delle Contrade, poiché le successive tappe non altereranno i principi
fondamentali delle regole, servendo solo da corollario ad una visione diversa del
succedersi degli avvenimenti, come è facilmente verificabile nell'attuale art. 22.
Le altre tappe dell'estrazione delle Contrade
La complessità, che oggi è ben visibile in occasione dell'estrazione delle
Contrade, dipende da una serie di piccole modifiche che hanno teso a perfezionare
il meccanismo. Se si eccettua, ovviamente, la modifica del 1981, rivolta alle oggi
frequentissime squalifiche delle Contrade, le decisioni del 1929, 1933 e 1937
rendono al primo appuntamento contradaiola, una solennnità ed importanza più
specifici. Il merito è da attribuirsi al Magistrato delle Contrade, il quale, a differenza
di ciò che avviene oggi, con la Congregazione delle Processioni, proponeva,
grazie soprattutto alla perfezione del Rettore Guido Chigi Saracini, una serie di
correttivi mirati e precisi che oggi, nella sua complessità, sembrano appartenere
ad una storia antichissima del Palio.
L'estrazione, fino agli anni '20, avveniva alla "chetichella", di giorno feriale,
di mattina, con la ovvia presenza dei Capitani che avevano aderito alla corsa, e
senza una diretta partecipazione del Popolo delle Contrade, poiché alle trifore del
Palazzo non venivano esposte le bandiere, né di quelle che correvano di diritto, né
delle estratte. Timidamente, nell'immediato primo dopoguerra, si pensò all'esposizione
delle sole tre bandiere delle Contrade estratte (25) per giungere poi all'ufficialità
con tanto di deliberazione del Podestà del maggio 1929, con la quale si stabiliva
che, oltre alle tre Contrade estratte, venissero esposte le bandiere delle altre 7
che correvano di diritto (26).
Ma la solennità, intesa come tale, dell'avvenimento avviene quattro anni
dopo, per il Palio dell'agosto 1933 e per merito dell'interessamento personale del
Rettore del Magistrato delle Contrade Chigi Saracini. Sarà una sua lettera dell'11
luglio (27) che, recepita dal Podestà, inaugurerà nell'agosto 1933 l'estrazione delle
Contrade effettuata in un giorno particolare della settimana: la domenica, ma
sempre di mattina alle ore 11 (28). Dopo quattro anni, per l'estrazione dell'agosto
1937, ecco giungere l'ultimo ritocco: estrazione sì di domenica, ma nel pomeriggio (29).
L’ultima modifica, in tempo cronologico, è del maggio 1980 e riguarda esclusivamente
il problema delle Contrade che si trovano squalificate, modifica di
cui parleremo più avanti.
Le estrazioni condizionate dal 1805 al 1980
Se oggi viviamo il periodo più condizionato nelle estrazioni per gli scatti delle
sanzioni disciplinari a carico delle Contrade, nel secolo precedente il condizionamento
era dovuto alle rinunce a partecipare delle stesse.
I casi, in verità, sono rari, appena tre, ma servono allo studio del problema,
se non altro per un diversa interpretazione delle singole situazioni.
Il primo caso risale al 1860 per problemi politici legati ai colori giallo-neri
della Tartuca. In quell’anno la Contrada rinuncia a correre i Palii ordinari di luglio
e agosto e solo per Provenzano la Tartuca avrebbe corso di diritto.
La novità interpretativa viene riscontrata nel successivo anno, poiché sia a
luglio che ad agosto si provvede all’estrazione di quattro Contrade, in quanto non
viene riconosciuto alla Tartuca il diritto di correre d’obbligo come, al contrario, avverrebbe
oggi.
Un’altra Contrada, l’Aquila, è al centro della storia paliesca nelle altre due
occasioni: luglio 1878 ed agosto 1896.
Nel 1878 l’Aquila, che correva di diritto, rinuncia ed al suo posto subentra,
dopo sorteggio, la Pantera che chiede ed ottiene di non perdere il diritto di partecipare
al palio del luglio 1879.
Nel 1896, ultimo caso della storia di rinuncia a correre da parte di una
Contrada, l’Aquila, per protesta per lo spostamento del palio del 16 agosto al 25,
rinuncia e subentra, con le stesse modalità e diritti della Pantera del 1878, la Torre.
Prima di analizzare la modifica del 1981 un’ultima curiosità: la ripetizione
di un sorteggio. E’ l’agosto 1894 ed il rappresentante del Valdimontone estrae se
stesso con una procedura che turba i presenti a tal punto da annullare ed obbligare
al replay, dove lo stesso rappresentante del Montone estrae, questa volta
senza sospetti, il Drago.
La modifica del maggio 1980
Fino al 1980, gli articoli del Regolamento che regolano l’estrazione delle
Contrade prescrivevano una situazione diversa dall’attuale per quelle Contrade
che si trovavano squalificate: se avevano diritto di correre venivano escluse; se
non avevano questo diritto venivano tolte dall’imbussolamento.
Oggi, dopo la modifica, le squalifiche non sono più virtuali, per chi non corre
di diritto, ma effettive e reali; il lettore conosce ormai perfettamente, visti i numerosi
casi che si sono succeduti negli anni, il regolamento: la Contrada squalifica
che non corre di diritto viene regolarmente imbussolata e, se estratta, sconta
la sanzione disciplinare.
Se si considera il fatto che dal luglio 1988, proprio per i Palii di Provenzano,
registriamo con continuità estrazioni condizionate si può comprendere con facilità
a quale livello sia giunto il problema. Per vedere i casi i
dal 1967 cliccate qui:

NOTE:
(1) Cfr. Archivio Storico Comune di Siena (da qui in avanti ACS) verbali del Palio ad annum.
(2) Il Bando si trova interamente pubblicato in GIOVANNI CECCHINI, Il Palio di Siena, Monte dei Paschi
di Siena, Milano, 1958, doc. XXV, pp. 160-163; e in SERGIO PROFETI, Le Regole della Festa, Dalla
Comunità Civica ai Francesi, 1787-1807, ed. Sunto, Siena, 1998, pp. 119-122.
(3) Articolo XIII: «E perché si è riconosciuto non esser praticabile il far correre diciassette Contrade alla
volta (che tale è il numero di esse) atteso che per esser poco popolate, non possano ciascuna di
loro comparir decorosamente, e si' anco perché si rende assai difficile alli Postieri il proveder per le
medesime tanti Cavalli uguali; Perciò in virtù del presente Bando si ordina, e comanda che ciascuna
Contrada sotto la suddetta pena di lire cento, arbitrio, e cattura in ciascun'Anno nel Mese di Maggio
faccia adunare gli Abitatori di essa per fare l'opportuno Consiglio, nel quale venga deliberato se la
Contrada voglia correre, o no al d. palio, e nel caso, che venga deliberato di correre, doverà il Capitano
di essa produrne copia di deliberazione in forma valida nel Maestrato loro dentro al d. Mese di
Maggio, ad effetto che il primo Giugno seguente, pel qual giorno s'invitano da qui avanti per ciascun'Anno
all'ore quattordici tutti li Capitani di quelle Contrade per correre al sud. Palio: dichiarando
che se a quelle Contrade, le quali averanno deliberato di voler correre come sopra, gli accaderà nella
prima Tratta di restare nel Bossolo, doveranno esser preferite a tutte le altre Contrade nelle corse
future; Purché però annualmente dentro al suddetto tempo abbiano deliberato, e presentato respettivamente
nel Maestrato loro la copia di d. deliberazione come sopra, dovendosene nulladimeno annualmente
in d. giorno, ed ora far la Tratta di tant'altre, quante arrivino al compimento del numero
di dieci; Talmente che l'effetto sia, che in ciascuna Corsa di Palio, che annualmente accaderà farsi,
non possano correre né più, né meno di dieci Contrade, lasciando in libertà di quelle, che di tempo in
tempo non correranno di poter mandare i suoi Soldati colle loro Contrade aggregate che correranno,
al che fare s'invitano ad effetto che quelle possano comparir più decorosamente, ed in maggior numero che sia possibile.»
(4) Articolo 6: «In conformità di quanto è stabilito dal citato Bando del Magistrato di Biccherna del dì
21 gennaio 1720 (stile senese) la partecipazione delle Contrade ai Palii ordinari è volontaria. E’
quindi in piena facoltà delle Contrade di rinunciare al diritto acquisito di correre, o di astenersi
dall’esperimento della sorte, purché ne rendano edotta per iscritto l’Autorità Comunale almeno dieci
giorni prima dell’inizio delle operazioni di cui all’art. 20 e seguenti. Non è ammessa alcuna rinuncia
condizionata, o a favore di altra Contrada. …»
(5) Cfr. supra nota 3.
(6) Cfr. S.Profeti, Nel Campo le vittorie, p. 89
(7) Chi non aderisce ad un Palio ordinario, non perde alcun diritto di partecipazione d’obbligo nei
confronti dell’anno successivo. Cfr. art. 23, co. 2.
(8) cfr. S.Profeti, Nel Campo le vittorie, p. 90
(9) Si tratta di Bartolomeo Bandinelli e Francesco Buonsignori
(10) "... fino al presente sono in numero di dodici quelle che sono poste in nota avanti la Deputazione
sopra l'Onoranza, si preferirebbe per non violare la Legge, farsene l'estrazione fino al numero di
dieci senza dovere ammettere quelle restate nel solito Bossolo nel Maestrato della Biccherna ..."
Cfr. ACS, Verbali del Palio ad annum
(11) "... quantunque il Bando del 10 Maggio 1721 prescriva un certo determinato ordine per estrarre
le Contrade per la Corsa del Palio, che annualmente è solita farsi nel 2 di luglio in detta Piazza,
parrebbe, che in questa, che si domanda presentemente fare come Corsa straordinaria, potesse
recedersi dal medesimo, e contenersi nel modo richiesto in dette Preci ...". Cfr. ACS, Verbali del
Palio ad annum.
(12) Cfr. ACS, Verbali del Palio ad annum, sotto la data del 1 giugno.
(13) Cfr. ACS, Verbali del Palio ad annum.
(14) Oltre alla Selva, che organizza, non accolgono l’invito Civetta e Leocorno, mentre la Lupa si iscrive
in ritardo e resta fuori dal sorteggio.
(15) Cfr. ACS, Verbali del Palio ad annum.
(16) Si tratta di Aquila, Bruco, Istrice, Nicchio, Tartuca e Valdimontone.
(17) Le altre quattro, presumibilmente estratte regolarmente, sono: Chiocciola, Drago, Pantera e Torre.
(18) Cfr. ACS, Verbali del Palio ad annum.
(19) Cfr. S. Profeti, Nel Campo …, cit., p. 90.
(20) Si tratta di Bruco, Chiocciola, Civetta, Lupa, Nicchio e Valdimontone.
(21) Cfr. ACS, Verbali del Palio ad annum.
(22) «Concedesi col regolamento tenuto il 1745». Cfr. ACS, Verbali del Palio ad annum.
(23) Cfr. Sergio Profeti, Le Regole, cit., p. 31e ss.
(24) Per maggiori e più approfonditi dettagli, cfr. Sergio Profeti, Le Regole, cit., p. 31e ss.
(25) Non risulta possibile, per il momento, stabilire, la data esatta in cui si è effettuato questo "esperimento",
mancando precisi riferimenti regolamentari, compresi anche i verbali delle estrazioni di
ciascun Palio. La ricostruzione che abbiamo avanzato, nell'immediato primo guerra, deriva dalla
constatazione di cui alla delibera del Podestà n. 490 del 23 maggio 1929.
(26) Questo è il testo della delibera del Podestà n. 490 del 23 maggio 1929: "Il Podestà / Ritenuto
che da vari anni, in occasione del sorteggio delle tre Contrade che, in aggiunta alle sette che corrono
di diritto, debbono partecipare alle Corse del Palio, si usa esporre le bandiere delle Contrade
sorteggiate alle finestre del primo piano del Palazzo Pubblico; / Ritenuto che varie volte è stato richesto
che in tale occasione non debbano esporsi le bandiere delle sole Contrade sorteggiate, ma
anche quelle delle altre sette che prendono parte di diritto alla corsa; / Ritenuto che tale richiesta
sia da esaudire, non essendovi ragione di limitare, come ora si applica, l'esposizione delle bandiere
alle sole Contrade favorite dalla sorte; / Delidera / di disporre che, d'ora innanzi, in occasione del
sorteggio delle tre Contrade che debbono volta a volta partecipare alla Corsa del Palio in aggiunta
alle sette che corrono di diritto, siano esposte alle finestre del primo piano de l Palazzo Comunale
le bandiere di tutte le dieci Contrade partecipanti alla corsa, colle modalità che saranno indicate
dalla Segreteria Generale"
(27) Questo è il testo della lettera in data 11 luglio 1933 inoltrata dal Rettore del Magistrato Chigi
Saracini al Podestà Bargagli Petrucci: "Nella mia qualità di Re ttore del Magistrato delle Contrade,
sicuro di interpretare i desideri dei Priori delle medesime, mi permetto sottoporre alla considerazione
di V.S. Ill.ma una proposta tendente a dare maggiore solennità al sorteggio delle tre Contrade,
da aggiungersi alle sette aventi diritto di partecipare alla corsa del prossimo 16 agosto. Da vari
anni l'operazione del sorteggio viene compiuta in un mercoledì e quasi alla chetichella, senza che
alcuna ragione tradizionale giustifichi la scelta di quel giorno feriale per la adunanza in cui l'operazione
del sorteggio viene effettuata. Per dare anche a questa modalità del Palio una solennità
maggiore, sarei a proporre che la riunione fosse tenuta in giorno di domenica, sempre alle ore 11,
perché il popolo potesse convenire nel Campo in maggior numero. E sarei pure a proporre che della
operazione consueta, in detta ora si desse avviso al Popolo dai Trombettieri di Palazzo in costume,
dalle finestre della Sala del Concistoro; dando avviso con gli squilli rituali delle argentee
chiarine, al principio dell'operazioone di sorteggio, al momento della esposizione delle bandiere
delle tre Contrade estratte da aggiungersi a quelle fino dalla mattina esposte alle finestre del Palazzo
Comunale, e alla fine dell'adunanza. Se questa innovazione avesse la fortuna di incontrare il
gradimento di V.S. Ill.ma credo che la cittadinanza le darebbe il suo pieno consenso; e il nostro
Palio, anche in questa modalità, accrescerebbe il suo decoro e prestigio." C'è da rilevare solo un
errore di Chigi Saracini in questa lettera, là dove asserisce che l'estrazione di mercoledì non è giustificata
da alcuna tradizione. Contrariamente a quanto sostenuto dal Rettore del Magistrato, la
tradizione voleva ed imponeva nella giornata di mercoledì, allorché si svolgevano le "sedute" della
Comunità Civica, voluta da Leopoldo I, le pratiche relative all'estrazione delle Contrade.
(28) A fine di questo lavoro è riportato il primo manifesto che annuncia l’estrazione delle Contrade.
(29) Cfr. a tal scopo ACS, verbale dell'estrazione dell'agosto 1937.
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